Tra qualche attimo avrò freddo.
Mezza nuda con gli occhi abituati al buio
e il sorriso appiccicato al sonno
mentre ti dico, John,
di guardarti James Bond
chè i miei scritti non si possono leggere
finchè sono a metà.
Tra poco sentirò freddo e starò
sotto coperta.
La bufera è fuori e dentro di me.
Fuori piove, ma non si sente:
ha dato solo i suoi soliti risultati con me,
metereopatica strana
che la eccita la pioggia.
Allora mi hai ridato maestro i miei baci
sulla pancia dove sai che, dopo,
mi piace e rilassa.
Prima è solletico e rido da scema
e son capace di non finire più
come palestra di cuscinate
e piume ovunque.
Tu sai, tu hai capito, forse nel tempo
che sapiente t'ha reso sapiente.
Io ancora non ho freddo
e resto con un piede sul sedere
e le dita che scrivono sul tuo corpo
e come da piccola un ginocchio su
e uno quasi mai non disteso,
gli occhi che parlano, sanno
pure loro
soprattutto
sopra tutti.
Guardano te e ti rivedono vincitore di una unione,
vedono me e sono gambe piegate senza inginocchiarsi.
Non altro sul balcone da cui declamo che
ora non parlo d'amore.
Mi hai piegata come fa il vento con le foglie,
come fa la luna con il monte, che sembra tagliarlo.
Mi hai spiegato come sai, a modo tuo, farmi sentire tua
quando sono solo mia
e non ci piove.
Il vento fischia sulla tua finestra rotta.
Guardo i miei blocchi di appunti
e non ho punto freddo.
Trucco rimestato a inerzia per alzarmi,
svegliata dalla voglia di scriverti
una lettera da orgasmi lenti
che si capiscono pian piano.
Giorno dopo giorno, quando diventi in grado
di guardarti attorno.
Mi trovi con i miei quadretti
di scale e di spettacoli di teatro già visti..
L'unica differenza è che mi mordo il mignolo
anzichè il pollice
oggi.
Quello, ho il tuo tra le labbra,
morsi tra lui e la mano che ti bacio sempre
dal primo giorno perchè amo le tue, grandi
e capienti che cotengono un sacco di mie matite.
Bianca.
In mezzo alle altre.
Era bianca.
Di colpo era tutto chiaro:
un vortice, bianco.
Non ho ancora freddo.
Le punte dei capelli scodinzolano sul collo
giocoso della tua bocca,
baciato.
Le punte delle matite hanno colorato
paesaggio e nubi
intorno al monte guardato con gli occhi scuri.
Tu sicuro fai lo spiritoso,
mentre John sei tornato
e m'inquadri in un disegno
in cui siamo abbracciati solo con gli sguardi
mani nelle mani:
io intenta a baciarle, tu a baciarmi
gli occhi.
Le lenzuola a metà
come non ti interessa sapere che scrivo
con urgenza
la stessa che metto io ad appuntare
che siamo diversi
limite?
è inconscio che getta le reti
dal monte pesca la luna
a metà stagione
già rossa stanotte che piove
e posso volerla come decido io.
Io mi ecciterei all'idea di leggere sotto di lei
le ombre sul lago, almeno quelle,
ti disintossichi di questa droga
che mi fa reputare il resto privo di senso
è un attimo
problemi, paranoie
gli altri, peggiori di te
e ti tengo la mano
di nuovo per la prima volta
e c'è quella complice ironia che ci spiazza
pure di stanza distanti
stesso letto e psichiatrie affinate per unirsi e disunirsi
fazzoletto pieno di sabbia che tengo nel portadocumenti
e l'identità è la mia
una terra che è schiena e bacini sul naso tuoi
e navi se vuoi
nella notte sotto il monte
che nuotano con pinne alate.
Salpate.
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