1. PUNTO DI PARTENZA-NASCITA-ISTINTO-ACQUA
La mia storia era simile a tante altre storie non raccontate, vissute così, all'insegna di chissà quale Reale voglia di evadere da stereotipi di cui invece si comincia quasi tutti con il farne parte e in fondo mai nessuno. Questo ci rende uguali fin dalla nascita, pensavo quella sera.
Non avevo granché sonno, anche se ero stanca di non combattere.
Volevo uscire. Volevo entrare.
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Dalla guerra alla liberazione: un opuscolo che era rimasto sulla mia scrivania da chissà quanto tempo.
Continuava a comparirmi in mente il modo in cui era scritto quel titolo, quel grassetto - maiuscoletto, corpo all'incirca... 14? Boh. Avevo cominciato a rendermi conto di quell'analizzare ogni minima immagine della vita, quel razionalizzare. Non sapevo neanche io se esserne contenta per l'attenzione che prestavo o chissà per cos'altro, o se invece avrei dovuto lasciar perdere tutto, sicuramente ero stanca anch'io.
Ma questo che centrava?
Mi misi a scrivere al mio romanzo chiedendomi se davvero l'avrei mai finito, se sarebbe poi stato effettivamente come avrei voluto e....
....cosa volevo?
Beh quello in larga parte lo sapevo bene ma... da un romanzo, da una storia, cosa volevo? Forse trasmettere quel qualcosa che ormai non riuscivo più bene a esprimere nemmeno a me stessa, presa com'ero da tutte quelle tensioni; forse sfogarmi da quella vita che sentivo sempre meno appartenermi e che mi spaventava sempre meno all'idea di non essere poi così necessaria al mondo. O almeno non a quel mondo, anche se io stessa, io per prima, sapevo che non era vero. Che non stavano così le cose. Che bastava trovare il modo, quasi come una chiave per una serratura lasciata lì, da anni, tra la polvere che col tempo continua a cadergli su, e a entrare nei meccanismi, e a complicare le cose. E la nebbia, che confondeva ancora tutto, che mi costringeva a cercare di aprire meglio gli occhi, per vedere.
Per vedere quel che facevo.
Per trovarlo, quel modo. Quella chiave. Quel modo.
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