domenica 6 novembre 2011

Sapere che non posso

(Francesco DeGregori - Tutti hanno un cuore)

Ha la musica nel sangue, non poteva essere altrimenti, in effetti è stata un po' 'indirizzata'. D'altraparte forse un'utilità dei genitori dovrebbe essere questa.
Non le hai fatto ascoltare la tua e questo sia perchè non suoni, sia perchè le nacchere le hai rubate ad una ballerina di flamenco che non ti guardava neanche e non ti sei accorto, tu ubriaco, che se le è riprese subito dopo.

Abbiamo giocato a dirci felici molto più tempo di quello che ci siamo appuntati nei nostri block notes di fotografie e scartoffie pensate.
Eppure nelle nostre strade diverse ci ritroviamo parallelamente a cercare una nuova avventura in una casa diversa, con compagni per fortuna molto diversi, ma con noi uguali tempistiche oggi ed una analoga scelta di vita.
Una famiglia non la si costruisce, nasce da sè in maniere talmente banali che richiedono il tempo di una mano sulla schiena e di un abbraccio incondizionato in camera.
Era buio quella sera, facevamo finta di guardare un film come fanno tutti la prima volta. Dopo si fa finta perchè si dorme, ma quella sera pur stanchi avevamo in testa e addosso tutte le emozioni di un contatto che non era ancora familiare, tutte le paturnie di una storia che non ha che da iniziare. Non ricordo bene se cercassi qualcosa da dire, ma credo di no. Eppure sarebbe stato meglio senz'altro di quella pellicola che a te piaceva tanto, ma a me. Ho avuto in mezzo a questi od altri pensieri la notizia che evitavo da settimane: mio padre se n'era finalmente andato ed io avrei molto dopo potuto pensare di rimettere piede a casa mia e non con meno sofferenza, ma con l'assoluta volontà di star vicino a mia madre.
Avevo dormito sempre dai nonni per non vederlo, cercare di ricordarlo il meno possibile dentro a quei momenti sbagliati, a quelle parole insensate, a quei gesti schifosi, a quella faccia smorta e dallo sguardo un po' folle. Se n'era andato quella sera ed era la prima di molte in cui della sua mancanza sentita immediata, ma già da tempo ormai patita, piansi. Te ne accorgesti per caso perchè non volevo farmi trovare con appese agli occhi le lacrime di un motivo così. Per una di quelle sfide anche a distanza che tra lui e me erano sempre in scacchiera.
Avevo perso? avrebbe perso lui una figlia (poi tre) e non se n'era ancora e forse non se n'è mai neanche reso conto.

Mi hai consolata non so se con l'intento iniziale di cadere in unico abbraccio sul tuo letto o se di un sincero comprendere che non poteva essere a fondo condiviso con te che della mia famiglia ancora non sapevi quasi niente.
Abbiamo parlato, com'è banale!, tutta la notte fino a crollare addormentati ed infatti abbracciati.
Avevo fatto sapere a mia madre poco prima che rimanevo da te perchè avremmo fatto mattina col film e ne era uscito il solito mal di mare di sms poco sentiti e tenuti in memoria per ricordarsi chi aveva ragione.
Poi è sparito tutto da entrambe le parti a quella notizia.
Nella mia, di famiglia, era poi sempre stato così: nei momenti difficili l'unione supera qualsiasi brutta incomprensione.

Non so se sia riuscita a raggiungere oggi uguali condizioni o lo stesso fascino di quella prima sera dopo una pizza portata a casa in ritardo ed il mio arrivo dello stesso ritardo all'entrata del cinema per quell'altro film, sempre diverso da quello che poi fu il nostro. Ogni storia è una favola diversa e che sia a buon o triste fine ho sempre tenuto quei quaderni a spirale di appunti e fotografie senza pasticciarci su mettendo sbaffi dove non c'erano stati. Con la stessa tenera fermezza ti ricordo di quanto si tramutò in un pulp-drammaticomico il nostro rapporto in cui non eravamo più nemmeno in due.

E poi non lo eravamo davvero e non per ombre di ombretti un po' sciolti dal calore dell'alcol in un pub che sta per chiudere, nemmeno per tradimenti del letto di casa, ma per qualcuno di molto concreto che è ciò che più divide oggi le mie scelte dalle tue e che più unisce le nostre persone pure se non voglio.

Ti dissi subito ciò ch'era corretto dirti e pure che l'avrei tenuta e che questo non avrebbe comportato differenze. Le nostre scelte, lo sai, erano già separate da tempo. Mi faceva piacere e mi sembrava nuovo quel mantenere buoni rapporti che eravamo riusciti a tenere in piedi, ironicamente potrei pure dire che con quelle nostre notti di sesso era anche facile.
Tu mi bacchettavi sempre, puntualizzando, facendo notare la differenza con l'amore. Io le reputai cavolate banali fino a quando banalmente lei c'era.
Non c'erano più chiacchiere nè sogni di camere in affitto a cui pensare. C'era un sogno palpabile entro pochi mesi e qualcosa di più di cui parlare. Non lo abbiamo mai fatto. Non abbiamo mai parlato insieme di lei se non in brevi frecciate o in qualche colloquio per iscritto sempre pregno della stessa tua superficialità e del mio sbattere la testa contro scogli per farti capire che non tutto è precario. Ma, tra noi si sa, la testa sei più bravo in fondo a sbatterla tu e così è stato, mentre io facevo con la stessa testardaggine ed un amore nuovo far nascere la mia splendida. Ne è nata una famiglia che hai tentato più volte, più per volere altrui che tuo, di ammaccare fino all'ultimo pesante colpo di testa che non ti perdonerò oggi come domani.

Non l'hai vista e sono passati nove mesi in cui ringrazio la tua stupidità per averci lasciato la bellezza di giorni tranquilli non perchè noiosi, ma perchè pregni per noi tre della serenità che noi non siamo mai stati capaci di ottenere in due. Tutti i giorni mi chiedo come fai a startene distante da lei e appena la guardo negli occhi mi sembra che troppa distanza non ci sia, ma so anche quanto mi sbagli a credere radice quello che è il profilo d'un viso e dunque un attimo dopo già penso ad impegnarmi per far vivere a Nadine Esther una vita senza traumi cercando di riempire pure il vuoto tuo chè di amore per lei a me ed al mio compagno, suo padre, non ne manca mai. Non so dirti se basterà, se lei sentirà comunque quella mancanza forte che quella sera tu a me hai contrastato con un bacio, via della nostra relazione, ma io non ho e non voglio che questa scelta: quella del mio cuore vicino al suo e del sentirlo battere mentre la guardo respirare la sera.
(Arisa - Io sono)

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